Draghi apprezza l’euro forte, gela Hollande e para i colpi su Mps

Un’ora di conferenza stampa è bastata a Mario Draghi per confermarsi eurobanchiere sovrano. Dopo la riunione del Consiglio direttivo della Banca centrale europea di ieri, che ha lasciato i tassi d’interesse invariati al minimo storico dello 0,75 per cento, Draghi ha difeso l’apprezzamento dell’euro sul dollaro, arrivato ai massimi da 14 mesi: “E’ il segno di un ritorno della fiducia nella moneta unica”, ha detto (in linea con il governo tedesco). Poi, indirettamente, ha risposto alle preoccupazioni che arrivano dai paesi mediterranei per il rischio di un ulteriore calo delle esportazioni dovuto al rafforzamento della moneta comune. Leggi l'editoriale Lo spirito al vertice sul budget dell’Ue non è quello delle grandi riforme
15 AGO 20
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Un’ora di conferenza stampa è bastata a Mario Draghi per confermarsi eurobanchiere sovrano. Dopo la riunione del Consiglio direttivo della Banca centrale europea di ieri, che ha lasciato i tassi d’interesse invariati al minimo storico dello 0,75 per cento, Draghi ha difeso l’apprezzamento dell’euro sul dollaro, arrivato ai massimi da 14 mesi: “E’ il segno di un ritorno della fiducia nella moneta unica”, ha detto (in linea con il governo tedesco). Poi, indirettamente, ha risposto alle preoccupazioni che arrivano dai paesi mediterranei per il rischio di un ulteriore calo delle esportazioni dovuto al rafforzamento della moneta comune. La Bce, ha precisato, “guarda con attenzione ai cambi”, valuterà “quanto sarà sostenuto questo apprezzamento” e si riserva di “modificare la sua posizione riguardo alla stabilità dei prezzi”.
Su domanda diretta, ha strozzato la proposta del presidente francese, François Hollande, di fissare degli obiettivi di cambio per non lasciare fluttuare l’euro in preda agli umori dei mercati. Draghi ha ricordato l’assoluta indipendenza della Bce dai governi (“garanzia di credibilità per tutte le Banche centrali”). In un contesto di “fragilità” dell’Eurozona – ha aggiunto – l’attività economica “dovrebbe riprendersi più avanti, nell’anno in corso”, grazie a una politica monetaria che resterà “accomodante”.
Il governatore centrale ha poi schivato gli schizzi di fango che da Mps sono arrivati a Francoforte con la notizia, pubblicata ieri dal Wall Street Journal, di un prestito da 2 miliardi di euro (da Bankitalia a Siena), non comunicato al mercato nell’ottobre 2011, sul finire del mandato di Draghi a Via Nazionale: “L’Istituto ha agito bene e tempestivamente, come emerge dal rapporto del Fondo monetario internazionale”, ma “più poteri all’Autorità di vigilanza avrebbero aiutato”. Sul polverone mediatico, “bisogna fare la tara perché c’è molto rumore elettorale”. Infine, Draghi ha virato sull’economia reale: “Se una grande società vuole finanziarsi, può emettere bond, mentre le piccole e medie imprese devono farlo attraverso le banche e per loro il credito resta difficile”.